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Amsterdam, dove la birra “piove dal cielo”

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“Ah se solo potessi trasformare la pioggia in birra!”. L’abbiamo pensato tutti almeno una volta nella vita. Figuriamoci abitando ad Amsterdam, dove l’ombrello è perennemente aperto e il boccale sempre sollevato. Un desiderio assurdo, che ha quasi dell’impossibile… E invece no! Perché c’è chi l’ha fatto veramente. 

L’artefice di questo “miracolo” non poteva che essere olandese. E, nello specifico, della capitale. Quelli della birreria De Prael, infatti, hanno inserito nel menù una nuova specialità, la Hemelswater, letteralmente “acqua del paradiso”: una bionda di 5.7 gradi, fatta con malto d’orzo e frumento organici, lievito e luppolo. Sin qui, tutto normale. Beh sì. Solo che mi sono scordato di un ingrediente: la pioggia. 

La Hemelswater, infatti, nasce dall’acqua caduta dal cielo, ovviamente super filtrata. Un’invenzione pazzesca, fantasiosa e creativa. Ma anche complicata, con studi alla base. Questa birra non è frutto della spericolata mente di due trinconi, ma il risultato di una ricerca supportata dal governo locale.

L’amministrazione di Amsterdam ha deciso di promuovere l’Amsterdam Rainproof: progetto che aiuti i cittadini a prendere coscienza delle problematiche provocate dall’alta piovosità, invitandoli a cercare soluzioni che possano incrementare la capacità della città di assorbire (in tutti i sensi) i tanti centimetri di pioggia che cadono in continuazione.

Joris Hoebe, imprenditore con la passione della birra fatta in casa, ha colto al balzo l’assist: ha riunito un gruppo di ricercatori e ha dato il là alla nuova avventura. “Abbiamo un’estate orrenda e un sacco di pioggia” – dichiara Hoebe – “Per hobby fabbricavo birra, notando come servisse una grandissima quantità d’acqua. Quindi ho pensato di unire le due cose: l’abbondanza di acqua piovana e la necessità di acqua per produrre birra?”. (fonte The Guardian)

Hanno iniziato con due taniche di acqua poste nella sede dell’Università di Scienze Applicate, raccogliendo mille litri di pioggia. Quindi, li hanno portati alla birreria De Prael, che da subito ha creduto nell’impresa. Usando uno speciale filtro hanno purificato l’acqua e hanno poi seguito il normale processo di produzione della birra. Sim, sala, bim: la Hemelswater è fatta!

Ed eccola in vendita. Per ora solo in bottiglia, a due euro. Ma ben presto sarà disponibile alla spina, in molti ristoranti e bar (a circa quattro euro). “L’anno prossimo vogliamo mettere centinaia di taniche in giro per la città, sui tetti delle compagnie, dei ristoranti e dei caffè” – continua Hoebe – “Vogliamo raccogliere acqua, mettere dei sensori che ci indichino quando sono piene e, quindi, grazie a macchinari elettrici, filtrare tutta l’acqua. Stiamo pensando di fare birra, ma anche sorbetti, zuppe e limonate”.

Ben presto, quindi, avremo un menù “caduto dal cielo”. Sono due, però, le domande che sorgono spontanee. Ecco la prima: quanto è effettivamente pulita l’acqua usata? Risponde Hoebe: “La birra viene bollita, quindi i batteri vengono uccisi. L’acqua che beviamo di solito contiene più droghe e ormoni. Siamo certi che con la pioggia sia possibile fare una birra meno inquinata”.

Infine, accantonata ogni remora su germi e impunità: è buona o no questa birra? Stando al suo creatore (che di certo non è proprio imparziale), lo è: “E’ una bionda piuttosto amara, stile IPA, con un retrogusto soffice e fruttato”.

Non resta che scoprire se tutto ciò sia vero. E farlo non è complicato: uscite di casa, aprite l’ombrello e andate al birrificio De Prael.

Marco Pezzetti

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AutoreFoto copertina: Gene Borisanov / Flickr 

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